Tuesday, January 06, 2009

Io vorrei che finisse. Per me. Per lui. A me non sembra condizione di vita. Ma forse mi sbaglio. Ed e' meglio che si spenga piano. Piu' piano. Piu' lentamente. Come se si potesse davvero addolcirlo il trapasso all'altra vita. Accarezzare le nostre coscienze. Cullarle nella convinzione di aver atteso fino all'ultimo. Di averlo trattenuto, richiamato, atteso.

Monday, September 29, 2008

Cosa ci succede? E chi lo sa? E' una pianticella che cresce piano piano. E quanto diventera' grande? E quanto sara' forte? Io questo ancora non lo so...



Saturday, September 13, 2008

Come si permette, no, dico, a mettermi in crisi cosí? Voglio dire, che gli é preso? Intendo, insomma, che dopo tutto sto tempo, com'é che si sveglia ora?

Mi sto inventando tutto? Ho le traveggole? Capito male qualcosa? Probabilmente sí.

Intanto lui sta in Croazia. Ed io mi scervello qui!

Tuesday, August 12, 2008

Sabato sono andata alla Nuit musicale de Beloeil. C'e' un castello e un grande parco e nel parco delle tribune con piccole orchestre di musica classica, cantanti dell'opera, ecc.
Si comincia verso le sei, l'atmosfera e' da festa campestre. La gente con gli zaini e picnic, mezzoretta di Carmen, mezz'oretta di Mozart e dopo il picnic un po' di Verdi. Diventa buio. Ci sono dappertutto piccole candele che incorniciano i viottoli, e fari che illuminano le scene. Le siepi e gli alberi in questa luce sembrano quelli di una foresta degli elfi. Quando tutti alle undici e mezza si radunano intorno al lago centrale, si realizza improvvisamente quante persone sono presenti. Non ho trovato cifre per quest'anno, ma nel 2006 erano 15.000.
Eppure non sembra. L'atmosfera e' tranquilla. E' bello passeggiare all'aria aperta anche di notte, pur con il rischio di pioggia. La musica tranquillizza gli spiriti. E per finire un incredibile fuoco d'artificio incorona un Nettuno in pietra che fa la guardia al ponte. Interminabile, splendido, il piu' bello che io abbia mai visto.

Sunday, August 10, 2008

Mi ha scordato. È questa la sensazione che prevale, al momento. Intendiamoci, in realtá è sempre stato questo il piano - che lui mi dimenticasse ed io scordassi lui. Quindi dovrei essere soddisfatta: infine, piano piano, questa storia si allontana.

Ecco. Io invece non lo sono. Mi sento abbandonata, per la precisione. Lo penso - sí perché io continuo a pensarlo - nella sua sua vita felice e piena, pasciuto e soddisfatto della sua famiglia e del lavoro, occupato con i sui problemi quotidiani. E in quest'immagine che io ho di lui, io non sono che un vago ricordo. Una cosa successa in un'altra vita. Una cosa che ci si ricorda di aver desiderato e voluto, senza peraltro ricordarsi bene il perché.

E a pensarlo cosí, io, ecco, mi sento abbandonata. Non ho diritto alcuno io, su di lui. Non ho il diritto di desiderarlo, né di abbracciarlo. Di chiamarlo. Di volerlo. A dire il vero anch'io comincio a scordarmi del perché esattamente l'ho voluto, baciato, desiderato. Ma ricordo quanto bene sono stata. Del piccolo miracolo che é scoprire quanto bene si puó stare. Ma é un ricordo, solo un ricordo.

Saturday, May 31, 2008

La cameriera è giovane, bionda, una di quelle bellezze non appariscenti, ma sembra splendere. È uno splendore di giovane madre. Nulla sembra turbare questa sua serenitá.
Serve tutto lei, da sola, nella creperie bretone a dieci minuti da qui. Saranno 10 tavoli. Il bimbo addormentato fasciato sulla sua pancia, o poppante, come nulla fosse, mentre lei continua a servire gli ospiti.
Gli occhi le luccicano, le guance arrossate per la fatica, una voce dolce e melodiosa. Il marito un omone serio, grosso, che non sorride mai. Esce di tanto in tanto dalla cucina, nel grembiulone non piú bianco, a portare un piatto. Il bimbo ha una faccina tonda e gli occhi neri e curiosi. E fa parte dell'atmosfera da campagna almeno quanto il cane dietro il separè. I tavoli e la decorazione un po' troppo volutamente bretoni per i miei gusti. Del nuovo invecchiato. Ad ogni modo crepes e cidre sono favolosi.
Ma il vero gioiello del locale è lei, la mamma, giovanissima, con le sue guance rosse e il bimbo al seno.


Friday, May 16, 2008

Eccomi qui, a ricostruire una routine e a chiedermi, ancora, dove mi porterá alla fine questo viaggio. Certe settimane sono come le panchine del parco. Ci invitano a fermarci e a chiederci che percorso abbiamo fatto. Ad osservare la gente che passa - ciascuna che si porta dietro una visione del mondo, esperienze e pensieri. E a chiederci come sarebbe essere loro.

Mi passano accanto coppiette felici. Amanti pieni di tenerezza e vecchie inacidite. Chi piange. Chi esulta. A chi non importa niente. Lo stanco. I belli, i malati e i nuovi inizi. E io, in qualche modo sono là in mezzo. Me la cavo. Niente di eccezzionale. C'è chi sta peggio.

Eppure non so bene cosa farmene di questa constatazione. Mi resta dentro una paura di non farcela. Una paura di incollarmi al presente e non riuscire piú ad andare avanti. Come se tutto il girovagare e l'inquietudine di questi mesi e queste settimane ancora non bastassero. Chissá poi dove devo arrivare.