Eccomi qui, a ricostruire una routine e a chiedermi, ancora, dove mi porterá alla fine questo viaggio. Certe settimane sono come le panchine del parco. Ci invitano a fermarci e a chiederci che percorso abbiamo fatto. Ad osservare la gente che passa - ciascuna che si porta dietro una visione del mondo, esperienze e pensieri. E a chiederci come sarebbe essere loro.
Mi passano accanto coppiette felici. Amanti pieni di tenerezza e vecchie inacidite. Chi piange. Chi esulta. A chi non importa niente. Lo stanco. I belli, i malati e i nuovi inizi. E io, in qualche modo sono là in mezzo. Me la cavo. Niente di eccezzionale. C'è chi sta peggio.
Eppure non so bene cosa farmene di questa constatazione. Mi resta dentro una paura di non farcela. Una paura di incollarmi al presente e non riuscire piú ad andare avanti. Come se tutto il girovagare e l'inquietudine di questi mesi e queste settimane ancora non bastassero. Chissá poi dove devo arrivare.
Mi passano accanto coppiette felici. Amanti pieni di tenerezza e vecchie inacidite. Chi piange. Chi esulta. A chi non importa niente. Lo stanco. I belli, i malati e i nuovi inizi. E io, in qualche modo sono là in mezzo. Me la cavo. Niente di eccezzionale. C'è chi sta peggio.
Eppure non so bene cosa farmene di questa constatazione. Mi resta dentro una paura di non farcela. Una paura di incollarmi al presente e non riuscire piú ad andare avanti. Come se tutto il girovagare e l'inquietudine di questi mesi e queste settimane ancora non bastassero. Chissá poi dove devo arrivare.

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