Saturday, May 31, 2008

La cameriera è giovane, bionda, una di quelle bellezze non appariscenti, ma sembra splendere. È uno splendore di giovane madre. Nulla sembra turbare questa sua serenitá.
Serve tutto lei, da sola, nella creperie bretone a dieci minuti da qui. Saranno 10 tavoli. Il bimbo addormentato fasciato sulla sua pancia, o poppante, come nulla fosse, mentre lei continua a servire gli ospiti.
Gli occhi le luccicano, le guance arrossate per la fatica, una voce dolce e melodiosa. Il marito un omone serio, grosso, che non sorride mai. Esce di tanto in tanto dalla cucina, nel grembiulone non piú bianco, a portare un piatto. Il bimbo ha una faccina tonda e gli occhi neri e curiosi. E fa parte dell'atmosfera da campagna almeno quanto il cane dietro il separè. I tavoli e la decorazione un po' troppo volutamente bretoni per i miei gusti. Del nuovo invecchiato. Ad ogni modo crepes e cidre sono favolosi.
Ma il vero gioiello del locale è lei, la mamma, giovanissima, con le sue guance rosse e il bimbo al seno.


Friday, May 16, 2008

Eccomi qui, a ricostruire una routine e a chiedermi, ancora, dove mi porterá alla fine questo viaggio. Certe settimane sono come le panchine del parco. Ci invitano a fermarci e a chiederci che percorso abbiamo fatto. Ad osservare la gente che passa - ciascuna che si porta dietro una visione del mondo, esperienze e pensieri. E a chiederci come sarebbe essere loro.

Mi passano accanto coppiette felici. Amanti pieni di tenerezza e vecchie inacidite. Chi piange. Chi esulta. A chi non importa niente. Lo stanco. I belli, i malati e i nuovi inizi. E io, in qualche modo sono là in mezzo. Me la cavo. Niente di eccezzionale. C'è chi sta peggio.

Eppure non so bene cosa farmene di questa constatazione. Mi resta dentro una paura di non farcela. Una paura di incollarmi al presente e non riuscire piú ad andare avanti. Come se tutto il girovagare e l'inquietudine di questi mesi e queste settimane ancora non bastassero. Chissá poi dove devo arrivare.