Una settimana. Di lavoro, di attese inutili, di mal di pancia.
Ora lo penso come qualcosa che mi sono sognata. È diventato un poco piú irreale, i suoi contorni un po' sfumati. Cerco di perderlo poco a poco, nei gesti della quotidianitá e nei miei piccoli riti. Dopotutto, qualcuno che nella mia vita non é mai entrato, non puó mancarmi. Me ne convinco a forza. Anche quelle 3 ore, un lunedí. Sono un po' sbiadite oramai. Penso alla sua mano a qualche centimetro dalla mia pelle, a levarmi un capello che si era impigliato nelle mie ciglia. Mi mozza il respiro. Sbiadito un corno. Lo voglio e mi dico che é impossibile. Che lui ha la sua vita, che non sono io. Che é meglio cosí in fondo.
Lo voglio lo stesso.
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Ora lo penso come qualcosa che mi sono sognata. È diventato un poco piú irreale, i suoi contorni un po' sfumati. Cerco di perderlo poco a poco, nei gesti della quotidianitá e nei miei piccoli riti. Dopotutto, qualcuno che nella mia vita non é mai entrato, non puó mancarmi. Me ne convinco a forza. Anche quelle 3 ore, un lunedí. Sono un po' sbiadite oramai. Penso alla sua mano a qualche centimetro dalla mia pelle, a levarmi un capello che si era impigliato nelle mie ciglia. Mi mozza il respiro. Sbiadito un corno. Lo voglio e mi dico che é impossibile. Che lui ha la sua vita, che non sono io. Che é meglio cosí in fondo.
Lo voglio lo stesso.
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